Osteopaton | NASCERE
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NASCERE

NASCERE

Quando il travaglio sopraggiunge, le paure della neo-mamma si amplificano: “Andrà tutto bene? Sentirò molto dolore?”. Questo è innegabile, ma tutto svanirà non appena la madre sentirà il primo vagito della propria creatura e la stringerà dolcemente fra le braccia. Le mamme raccontano che in quel preciso istante tutto il corpo e la mente si riempiono fino a traboccare di amore ed emozioni che fanno dimenticare ogni sofferenza.

Ma vi siete mai chiesti che cosa senta il bambino durante il parto?

Fino a non molto tempo fa, si pensava che il bambino non sentisse assolutamente nulla durante il travaglio e il parto stesso, ma oggi è risaputo che non sia così. Infatti il nascituro ha molta sensibilità, accumulata soprattutto durante gli ultimi sei mesi di gestazione. Il neonato si trova a passare dalla tranquillità del pancione – ambiente protetto, caldo e ovattato – al mondo esterno. È come passare da una spiaggia assolata con un cameriere pronto a soddisfare ogni vostra esigenza culinaria, senza nemmeno doverla richiedere, al vento freddo e pungente dell’Alaska. Un adattamento repentino non proprio facile da affrontare!

Per comprendere meglio il procedimento della nascita, ripercorriamo insieme le tappe di questa esperienza proprio dal punto di vista del nascituro…

Il momento della nascita si avvicina, la pancia della madre è tesa e scende verso il basso, in modo che la testa del bambino crei un’enorme pressione sul bacino.

Quando viene espulso il tappo mucoso, il bebè avverte più chiaramente i rumori provenienti dall’esterno – esperienza comparabile al passaggio da un silenzioso bosco di montagna ad un affollato mercato rionale. La testa viene compressa sempre più e le ossa del cranio si avvicinano a tal punto che a volte si sovrappongono. Fortunatamente il sistema nervoso produce endorfine a sufficienza, sebbene le ossa del cranio siano molto elastiche.

Non soltanto la testa viene compressa e, ad ogni secondo che passa, la compressione aumenta a tal punto da far impazzire entrambi per il dolore.

Quando finalmente il bambino esce ed incomincia a respirare autonomamente, tutto l’apparato respiratorio, che fino a quell’istante era colmo del liquido amniotico, improvvisamente si secca, lasciando spazio all’aria – questa esperienza invece potrebbe essere percepita come un bruciore lancinante. Oltretutto, nell’utero vi era una temperatura di circa 36 °C, mentre all’esterno fa molto più freddo.

Dopo questa esperienza, la cosa più scontata da fare è piangere!
Se vivessimo da adulti un’esperienza di questo genere – o anche di un’intensità più lieve – saremmo già certi di essere malati o pronti a chiedere asilo!
Per stare meglio apprezzeremmo sicuramente un ambiente caldo e accogliente con un bel massaggio rilassante…

Ed è così che interviene l’osteopatia, nello specifico quella pediatrica.

Immaginate che l’esperienza sopra descritta sia complicata da un cattivo posizionamento del feto oppure che il suo passaggio sia poco facilitato a causa di tensioni muscolari della madre provocate da una lombalgia o una sciatalgia precedente o ancora in corso. Anche una scogliosi, un pavimento pelvico contratto o un travaglio lungo sono tutti possibili disagi che potrebbero ripercuotersi sul bambino, creandogli disturbi e patologie.

Tutte queste complicanze che spesso si presentano determinano situazioni di stress nella madre che rimangono impresse nella memoria dei tessuti del bambino portandolo ad avere una serie di problematiche, disfunzioni o patologie.

Ecco perché l’osteopatia è così importante, soprattutto nei neonati.

Non sono in molti infatti a sapere che l’osteopatia pediatrica evita che le disfunzioni del neonato si strutturino.
Questa medicina preventiva che si prende cura del bambino in molti altri Paesi è considerata di fondamentale importanza sia nell’atto della nascita che in tutto il percorso di crescita.

Se anche tu stai aspettando un bimbo e hai bisogno di noi,

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